Storia corta

[Samurai]

Mio nonno smise di lavarsi i denti il 4 novembre 1979. Lo annunciò a tavola quando terminò di cenare. Mia madre spense la sigaretta nel piatto e disse che per lei andava bene. Il nonno respirò forte e annunciò che da quel giorno avrebbe parlato pochissimo e che le sue poche parole avrebbero ucciso.

I primi giorni pensavamo che fosse per via del dolore alla spalla che non ce la faceva a lavarsi i denti, poi il suo spazzolino diventò secco e l”estate seguente il caldo lo fece spezzare. Se faceva un colpo di tosse a Piazza Garibaldi noi lo sentivamo.

La puzza è cresciuta lentamente per i primi due mesi, poi si è stabilizzata raggiungendo il massimo della potenza verso la nona settimana. Io però ero piccolo, avevo sei anni e certi ingranaggi della mente non li capivo. Per me quello era l”odore del nonno e neanche me lo ricordavo che un tempo il suo fiato avesse un odore diverso. Quando morì, i becchini che dal letto lo infilarono nella bara non ci potevano credere. Dissero che secondo loro il vecchio doveva essere morto da almeno dieci mesi per come puzzava.

“Avvitate bene il coperchio”, disse mia mamma.

C”era parecchia gente a casa a salutarlo e sotto il palazzo avevano messo una ghirlanda con dei nomi scritti su una stoffa viola. Bisognava girare la testa per seguire il verso delle parole e io comunque conoscevo le lettere solo fino alla m, il nonno non aveva fatto in tempo a parlarmi delle altre lettere. Però il concetto di morte me lo aveva spiegato per bene.

“Lascialo stare”, gli urlava mia mamma quando lo sentiva raccontarmi della morte.

“Lo deve sapere adesso”, gli urlava lui.

“Ha solo otto anni”, diceva lei.

“E” tardi, cristiddio è tardissimo”.

E poi attaccava a raccontarmi la storia di Elvira, la puttana che l”aveva nascosto in casa quando aveva sparato nel ginocchio a quello che gli aveva rubato la macchina.

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Add comment Ottobre 12, 2009

Un viaggio a Napoli?

Per chi quest’anno ha intenzione di fare un breve viaggio a napoli nella zona di san gregorio armeno, patria dei pastori, troverà alcune soprese. E’ nota difatti l’attenzione che gli artigiani della zona verso l’attualità. Chi troveremo quest’anno sul presepe di Napoli? Angela Merkel, George Clooney e Elisabetta Canalis e Elisabetta Gregoraci e Flavio Briatore.
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Add comment Ottobre 5, 2009

annunci gratuiti napoli

Nei momenti di crisi, chi perde il lavoro ne cerca affannosamente un altro e il web è il miglior punto di partenza per cercare un nuovo lavoro. Il sito lavoratorio.it mette a disposizione un documento scaricabile per muoversi liberamente tra gli annunci gratuiti di lavoro mettendoci in guardia dagli annunci che nascondono brutte sorprese. annunci gratuiti napoli

Add comment Ottobre 5, 2009

Il vesuvio in finale


Anche il Vesuvio è in lizza per poter essere eletto tra le sette meraviglie naturali del mondo. L’esito della votazione sarà reso noto nel 2011. Incrociamo le dita.

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Napoli ultima chiamata

Un bambino napoletano trasferito a Treviso è stato costretto a lasciare la sua scuola per i continui gesti di razzismo a cui era sottoposto. I compagni disinfettavano le penne che toccava e gli cantavano il coro che il più impresentabile dei politici leghisti, anche se la scelta è dura, ha reso celebre su youtube. Il razzismo nord sud c’è sempre stato, un mio amico di Torino mi racconta che la nonna sgridandolo per una malefatta gli diceva di essere un napuli, che equivale a uomo sporco, indolente e questo sembra essere il destino comune di tutti i popoli emigranti che lasciano a casa il loro essere persone e si trasformano in carne minore. Pensate che tutto questo sia doloroso? Vi sentite offesi dai cori di Salvini e dei ragazzini di Treviso? Allora sentite il resto. Un uomo di colore ieri è stato aggredito e insultato con urla razziste, “vai via sporco negro” gli hanno gridato, è successo a Napoli, zona Forcella. Scala mobile, livella, ultimo irrinunciabile lusso, il razzismo è una realtà genetica di ogni popolo. Per questo, quando sono stati cacciati gli zingari da Ponticelli non avete sofferto, per questo i bambini di Treviso si stanno chiedendo cosa hanno fatto di tanto grosso, perché il razzismo rende miopi. Una società civile, la politica in primis, dovrebbe soffocare questi desideri latenti e semmai il razzismo intestino d’Italia ha avuto una seconda chance è senz’altro merito della Lega, che da scheletro nell’armadio lo ha trasformato in bandiera sempre sventolante. Potrebbe forse essere il razzismo il nuovo collante sociale?

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Add comment Agosto 4, 2009

Solo gli scemi corrono

Solo gli scemi corrono
un racconto di Gianni Solla
[samurai]

Nonostante mio padre fosse ancora vivo mia madre mise al collo un medaglina con la sua foto incisa su uno sfondo dorato.
“Lo faccio per abituarmi al dolore della perdita”, disse mentre si incollava un cerotto alla nicotina dietro il collo.
Pensava di dare un anticipo al dolore, di scontarlo a rate. Mio padre si grattava le palle ogni volta che la incrociava nel corridoio e una volta la minacciò con la forbice.
“Togliti questa cosa!”, le urlò.
“Tu non capisci”, disse lei con un fremito delle labbra.
Mio padre allora le fece sentire la punta della forbice sulla pancia.
“Infilamela fino alla schiena, non ti voglio sopravvivere”, e cominciò a spingere la pancia in avanti.
“Tu sei pazza”, le disse portandosi un dito nella tempia nel gesto universale della pazzia.
Abituatosi all’idea della sua morte, mio padre stesso cominciò a vivere i restanti giorni della sua vita da defunto con una leggerezza sovrannaturale considerando oramai l’episodio più nefasto della sua vita accaduto. Insomma mia madre gli aveva dato la seconda possibilità e fece quello che avrebbe sempre voluto fare della sua vita, il teatro.
In linea di massima se una persona non ha mai recitato fino a trentanove anni non dovrebbe mai iscriversi a un corso di teatro trovato su un volantino. Ricordo con una certa precisione quando a casa aprì quel foglio di carta piegato in tanti quadrati simmetrici e ne uscì un volantino con un orario, un posto e un numero di telefono. Mia madre stava friggendo l’hamburger con la sottiletta sciolta sopra sulla piastra e quando mio padre lesse ad alta voce, “corso di teatro per principianti”, si fece il segno della croce, incollò sul suo avambraccio un cerotto alla nicotina e raccolse la sottiletta fusa che colava sulla piastra. Mio padre alzò la forchetta al cielo come avrebbe fatto un prete e la piantò nel legno del tavolo infilzando il volantino e facendo tremare le mattonelle sbilenche della nostra cucina.
Il vecchio mi portava con sé alle prove nell’intento di salvarmi dalla superstizione di mia madre. Mi piaceva come usava quella parola, perché faceva in modo che il significato fosse più ampio e che comprendesse ogni cosa stupida fatta da mia madre. Il teatro era uno scantinato umido con dei tubi che colavano acqua dal soffitto. Prima che la compagnia del ragno, così c’era scritto sul volantino, allestisse quello spazio a teatro, c’era una sartoria e tre manichini mutilati stavano stesi nel corridoio e mi piaceva pensare che la notte si animassero e che recitassero sulla pedana che usavano da palcoscenico. Allora mio padre mi vedeva assorto, arrivava da dietro e mi dava uno schiaffo, “smettila, diventerai scemo come tua madre”.
Era un cane, uguale agli altri che stavano là sul palco con lui, però le sue battute erano piene di parole affilate e luminose come la carta argentata che la cassa armonica del suo petto faceva risuonare ed esplodere e anche i manichini sembravano girarsi quando toccava a lui parlare.
Proprio in quel periodo a casa nostra venne a stare Annabella, una cugina di mia madre che aveva perso il lavoro a Torino. Faceva le pulizie in un’impresa che aveva in gestione scuole e uffici e dava la colpa alle polacche che erano arrivate a migliaia con gli autobus. Diceva che erano tutte bellissime e che lavoravano per la metà dei soldi e ogni volta che la sentivamo dire “quelle zoccole”, sapevamo già di chi stava parlando.
Annabella aveva i capelli lunghi e ricci, una tartaruga tatuata sul braccio e pensai che le polacche dovessero essere magnifiche perché né io né mio padre una femmina come Annabella l’avevamo mai vista. La sua pelle odorava di miele e i suoi denti bianchi come le vigorsol.

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Add comment Luglio 25, 2009

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Add comment Febbraio 23, 2009

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Add comment Dicembre 19, 2008

Maurizio de Giovanni, La condanna del sangue.

È la primavera del 1931 e viene ritrovato in un lago di sangue il cadavere di Carmela Calise, cartomante e il substrato dell’anima di Napoli torna ad agitarsi, perché è di passioni che si occupa il nuovo libro di Maurizio de Giovanni. La condanna del sangue, secondo della tetralogia prevista del Commissario Ricciardi è un trattato sui movimenti sismici dell’anima, movimenti minimi interiori che si tramutano in guerre titaniche. Il dolore provocato dalla bellezza di Filomena, la situazione coniugale degli Arpaja, le ambizioni di Attilio, la sopravvivenza della famiglia Iodice, i tormenti di Maione, non più solo spalla ma coprotagonista di Ricciardi, e lui, magnetico commissario con la capacità di vedere l’ultimo grido di dolore dei morti. Un uomo che convive con un segreto spaventoso e che tutte le notti guarda dalla finestra la donna che ama. Maurizio de Giovanni non scrive, scava nell’animo alla ricerca delle cose che fanno muovere il mondo.

La scheda del libro:

La primavera del 1931 si annuncia con i suoi profumi tra i vicoli e le piazze di Napoli e già porta scompiglio, agita il sangue delle persone. Carmela Calise, cartomante e usuraia, scopre la carta che segnerà il proprio e l’altrui destino. Viene trovata morta, ridotta a un mucchio di ossa e sangue, barbaramente colpita a bastonate nel suo modesto appartamento del rione Sanità. Il commissario Luigi Alfredo Ricciardi e il brigadiere Raffaele Maione sanno come può essere feroce il richiamo della stagione nuova; quello che ancora non sanno è quanto saranno coinvolti nella tempesta di emozioni che dovranno attraversare. Guidato dal Fatto, il dono o la maledizione di sentire le ultime parole pronunciate da chi muore di morte violenta, Ricciardi, già protagonista de Il senso del dolore, accompagna il lettore nei misteri della città, tra menzogne e sotterfugi, superstizioni e intrighi, mentre le passioni esplodono indomabili nell’oscurità dei bassi e nelle stanze ombrose delle dimore nobiliari. I personaggi del romanzo si muovono attorno al commissario come a comporre un coro. Tra i tanti, le donne: la coraggiosa Filomena, costretta a sacrificare la propria bellezza per salvare l’onore; l’affascinante e impulsiva Emma, annoiata da un ricco marito assai più vecchio di lei; e poi Lucia, decisa a riconquistare l’uomo che ama, la piccola Rituccia, già segnata dalle iniquità della vita, la dolce Enrica, in attesa di uno sguardo alla finestra. Ricciardi e Maione dovranno affrontare l’abbandono, la gelosia, il possesso. Ma soprattutto la “condanna del sangue”: ancora una volta affonderanno le mani nelle miserie e nel dolore e incontreranno gli antichi nemici, la fame e l’amore; nel farlo si troveranno faccia a faccia con le proprie paure. Il caso sarà risolto e la città restituita alla seduzione dell’aria che freme.

Add comment Settembre 26, 2008

Alessandra Del Prete “Ridatemi il tempo delle mele” – 29 sett 2008

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Mercoledì 24 set. 2008, ore 18.00 alla Feltrinelli di
piazza dei Martiri:

Alessandra Del Prete
“Ridatemi il tempo delle mele” -
Romanzo
Newton Compton ed.

Con l’autrice intervengono lo scrittore Maurizio de
Giovanni, il
presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania
Ottavio Lucarelli, Nicola
Oddati,assessore alla cultura del Comune di Napoli. Modera
Massimo Smith.

IL LIBRO:

Lavinia, una ragazza sensibile e romantica, non sa ancora
bene cosa farà nella vita ma di una cosa è certa: il
vero amore esiste. Quando, grazie a un lavoro da
giornalista, può abbandonare la casa dove vive con una
madre depressa e assillante per andare a vivere da sola, il
vero amore sembra prendere gli occhi, la bocca, le mani e il
cuore di uno strano
personaggio:un signore dallo sguardo penetrante ma senza
fissa dimora che tutti, nel quartiere, chiamano “l’uomo del
tempo”. Affascinata da questa persona,Lavinia inizia a
scrivere una rubrica dedicata a chi vive sulla strada.
Un’occasione ghiotta per conoscere Savio, il misterioso uomo
del tempo. Così, quando lui viene aggredito da un gruppo
di balordi, Lavinia corre e
si offre di ospitarlo per un po’. Insieme sotto lo stesso
tetto, Lavinia
impara da Savio che per esprimere certi sentimenti non
bastano le parole… Oltre la passione, Lavinia scopre che
nel passato di Savio si nasconde uno
strano segreto: un mistero che corre lungo le pagine di un
libro magico come un
sogno e forte come l’amore.

Ufficio Stampa Newton Compton
Fiammetta Biancatelli – cell. 347.2154309 -
fiammettabiancatelli@newtoncompton.com

Add comment Settembre 22, 2008

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